I vini di Pecker

Il vino rappresenta il simbolo dell’unione tra vita e pensiero, tra passione e ragione, tra vizio e virtù, tra misura e dismisura. Platone lo definiva “bevanda propizia al filosofare”, mezzo per portare alla luce la verità che ama nascondersi: in vino veritas.

E dove non è vino
Non è amore;
né alcun altro diletto
hanno i mortali.

Euripide

Per il contadino dell’antichità la vite è uno dei beni più preziosi. La coltiva su colline solatie e le dedica moltissime cure. Zappa la terra e pota i tralci.
I semi di vite trovati in alcune tombe proverebbero che gli Etruschi portarono questa pianta dall’Oriente e l’acclimatarono in Italia, allora definita ENOTRIA, “terra del vino”.
Gli antichi vedevano nella fermentazione un fenomeno misterioso e magico. Per Pecker la scelta dei vini è cultura, è sapienza, è conoscenza tecnica, è legame al territorio.

Ogni bottiglia, ogni marchio sono individuati con cuore e passione da Pecker che si fa portatrice dei valori della stessa honestas dei viticoltori; della ricerca rigorosa e umile, da “humus” ossia terra, espressa dai vigneti.

Territori di provenienza dei vini

I vigneti del Soave

L’area del Soave vanta origini antichissime. Il termine sembra derivare dagli svevi, suaves, giunti in Italia con il re longobardo Alboino. Le testimonianze fossili del museo di Bolca mostrano la generatrice delle viti selvatiche europee, nata in questo territorio 40 milioni di anni fa in un atollo dal clima tropicale.
Cassiodoro narra che i maggiori esperti di vini raccomandassero di non far mai mancare alla mensa reale i vini veronesi da uve bianche “succosissimi e corposi, capaci di esprimere chiara purità, gioviale candidezza e soavità incredibile”. Nel 1500 a Soave si parla di viticoltura “a palo secco” così da staccare le piante dagli alberi ai quali erano sovente ancora maritate. Si afferma la pergola e si diffonde la coltura a viti basse.

Lugana

In passato l’ambiente era coperto dalla “Selva Lucana”. La presenza della vite dall’età del bronzo è documentata dai vinaccioli di “vitis silvestris”, ritrovati presso le palafitte di Peschiera del Garda. Isabella d’Este Gonzaga scrisse delle “bellissime uve presso i ruderi della villa romana di Sirmione”. Nel 1600 nel “De naturali vinorum historia” si canta il “galiardo e soave vino della fangosa Lugana”.
”L’antica Selva Lugana è una fertile pianura coltivata quasi tutta a viti e che produce un vino bianco di ottima qualità e di gran pregio anche in commercio,” è così descritta ai primi del Novecento. Il percorso dall’età del bronzo all’epoca contemporanea è il risultato della conoscenza e della ricerca assoluta compiute dalla passione e dall’amore per la terra.
I viticoltori lavorano con onestà, l’honestas, qualità umana dell’agire e del comunicare in maniera sincera, leale e trasparente. L’esiguità della produzione del territorio calcareo e argilloso, le brezze temperate del lago di Garda “luogo di guardia” militare, fanno del Lugana marchio esclusivo di eccellenza e di valore.

Custoza

Il Custoza ha una storia millenaria. La presenza di vitacee nel veronese risale infatti a 65 milioni di anni fa. Il territorio collinare è generato dai depositi morenici dell’antico ghiacciaio, il cui ritiro favorisce la diffusione della vite intorno al Benaco, “luogo di promontori”. Nell’epoca romana la coltivazione dei vigneti si estende. Custoza, collocata sull’antica via Postumia, che collega Genova a Aquileia, diventa un centro importante.
Il medico del Papa Sisto V nel 1500 cita, nella monumentale opera “Storia dei vini d’Italia”, un’antenata della malvasia che cresce intorno al lago di Garda, ancora oggi impiegata a conferma della sua storicità. Il borgo che nel Rinascimento fu luogo di scontri tra gli eserciti piemontese e austriaco durante le guerre di Indipendenza, dà il nome ai vini. Storico personaggio legato al periodo è “Il Tamburino Sardo” di De Amicis che, secondo il racconto narrato nel libro Cuore, con generosità e coraggio, scese di corsa dalle colline di Custoza per chiamare rinforzi.

Franciacorta

La Franciacorta è zona collinare compresa tra Brescia e l’estremità meridionale del lago d’Iseo.
Durante il dominio della Serenissima la “Francia Curta, così chiamata perché esente da tutti i dazii e le gabelle, ha l’aria sanissima, ed è tutta fruttifera, piena di colline apriche e delitiose e si accrescon le sue qualità per la riviera del lago d’Iseo”, come narra uno storico.
La coltivazione della vite ha origini remote, come testimonia il ritrovamento di vinaccioli di origine preistorica.
Le popolazioni che si avvicendano nella conquista del territorio, ma soprattutto le comunità dei monaci presenti, incrementano la conoscenza e la sapienza della produzione di raffinati vini, favoriti dalla vasta area morenica e glaciale del Sebino, luogo “ricco d’acqua”; dal clima mite e ventilato; da terra fertile e ricca di risorgive estesa a sud della Vallecamonica.

Chianti

Tra Firenze, Siena e Arezzo si estende la zona del Chianti.
Come testimoniano alcuni vasi attici del VI secolo a.C., sono gli etruschi a portare la vite. Incrementate dai romani, le coltivazioni sono protette dai monaci benedettini e vallombrosiani dalle invasioni barbariche.
Dal Mille i filari bassi sono introdotti all’interno delle mura dei borghi, per proteggerli dai ladri e dal bestiame.
Il vino è colpito da pesanti tasse.
Il termine Chianti compare per la prima volta in una pergamena del 790.
Nel 1200 nasce la fondazione Arte dei vinattieri, la più importante fra le Arti Minori. Con le osterie e le celle vinarie, il vino da prodotto per i nobili, diventa bevanda popolare.
Nel 1364 si prescrive di aggiungervi uva passa e albume d’uovo per eliminare le impurità, mandorle e sale per chiarificarlo, pepe e petali di rosa per dargli un bel colore.
Dal 1400 è istituita la Lega del Chianti. Michelangelo, Macchiavelli, Galileo e la contemporanea Oriana Fallaci, acquistano poderi in Chianti.
“Il vino è come il sangue della terra, è licore di altissimo magistero composto di umore e di luce”, scriveva lo scienzato accusato di eresia.

Valpolicella

La Valpolicella è la zona collinare che precede l’inizio delle Prealpi Veronesi. Il nome indica “luogo boscoso su cumuli di sabbia lungo corsi d’acqua”.
La protezione dei Monti Lessini a nord e l’esposizione al sole verso sud favoriscono un clima di tipo mediterraneo, che permette dal V secolo a.C. la coltivazione della vite.
In età romana il Vinum Rheticum, il preferito dall’imperatore Augusto, è celebrato dai poeti. I collegamenti tra Roma e la Valpolicella sono facilitati dalla via Claudia, attuale Modena-Brennero.
La coltura della vite arriva alla massima diffusione nel medioevo per approvvigionare Verona e Venezia.
Dal 1400 i pendii sono ridisegnati dalle marogne, muretti a secco tipici della zona. Continua l’antica tecnica enologica praticata fin dall’epoca romana con l’appassimento nelle fruttaie.
Nell’Ottocento si allarga la cultura specializzata, si sviluppano le prime cantine sociali, inizia l’esportazione dei vini.

Colli Piacentini

I Colli Piacentini sono una regione geografica in provincia di Piacenza delimitata dall’Appennino Ligure. Tra il 2000 e il 700 a.C. la vite era già conosciuta nel territorio, come testimoniano tracce di vinaccioli e radici fossili rinvenuti.
Una citazione bacchica di Cicerone, conferma l’attività vitivinicola ai tempi dei romani.
Nel 1200 la fama dei vini piacentini crebbe grazie anche all’esportazione in Francia.
A fine 1300 negli antichi Statuti del Comune figurano severe disposizioni a tutela della genuinità del vino.

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